28.2 C
Gerusalemme
16 August 2026

[Global Sumud Flotilla] “Mi hanno messo due dita nei genitali”, la denuncia di stupro contro i soldati israeliani

Una denuncia per violenza sessuale scuote ancora una volta il caso della Global Sumud Flotilla. Anna Liedtke, giornalista e attivista...

[Italia] Macerie davanti al rettorato: la Federico II tra accordi NATO e complicità nel genocidio

Venerdì 15 maggio, in occasione del 78° anniversario della Nakba, studenti del collettivo Ecologia Politica Napoli hanno depositato delle macerie...

[Regno Unito] Il boia e il socio, come Londra finanzia con il commercio la pena di morte contro i palestinesi

Undici tra le principali organizzazioni umanitarie e per i diritti umani del Regno Unito,  tra cui Human Rights Watch, Oxfam,...

[Israele] Genocidario e illiberale, la deriva dello stato ebraico

Dire la verità sulla polizia costa caro: il caso Ben-Gvir
In Israele, un agente di polizia della stazione di Kfar Sava rischia procedimenti disciplinari per aver definito il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir un «criminale condannato». Il paradosso è evidente: si tratta di una affermazione fattualmente ineccepibile, dato che Ben-Gvir è stato condannato per 13 reati penali, tra cui sostegno a un’organizzazione terroristica, incitamento al razzismo, possesso di materiale propagandistico per un gruppo terroristico, partecipazione a una rivolta e danneggiamento di proprietà. Ha inoltre ammesso altri due reati per i quali il tribunale ha scelto di non emettere condanna formale. Il comando distrettuale centrale ha tuttavia classificato le parole dell’agente come una «dichiarazione politica» pronunciata in servizio, configurando così una violazione delle procedure interne.

Un curriculum giudiziario senza precedenti
Il fascicolo penale di Ben-Gvir è di una gravità eccezionale per un ministro in carica. Oltre alle 13 condanne penali, il ministro colleziona 79 infrazioni al codice della strada e, la settimana scorsa, il presidente del Comitato Centrale Elettorale, il giudice Noam Sohlberg, ha stabilito che ha anche violato la legge sulla propaganda elettorale, avendo utilizzato illegalmente la polizia e il servizio penitenziario per fini propagandistici. Il suo casellario giudiziario è stato presentato dalla Procura dello Stato nell’ambito dei ricorsi per la sua destituzione, e citato esplicitamente dai giudici della Corte Suprema nelle loro pronunce. Già nel 2024, il presidente della Corte Suprema Isaac Amit aveva riconosciuto che «non si può ignorare» il passato criminale del ministro.

La Corte Suprema e il nodo irrisolto
Il caso Ben-Gvir rimane politicamente esplosivo. La Corte Suprema ha rinviato al 15 aprile l’udienza sui ricorsi per la sua destituzione, dopo che il premier Benjamin Netanyahu ha chiesto un rinvio adducendo l’inopportunità di discussioni «sensibili» in tempo di guerra. Lo stesso Netanyahu ha già ricevuto dalla Corte un ordine di comparizione per spiegare perché non abbia rimosso Ben-Gvir dall’incarico, a fronte delle numerose interferenze documentate del ministro nelle attività di polizia. Il caso dell’agente disciplinato per aver semplicemente enunciato fatti di pubblico dominio fotografa plasticamente la deriva istituzionale in corso: in Israele, dire la verità su un ministro può costare la carriera a un poliziotto.

[Gaza] Dai blocchi gialli alle trincee, la nuova frontiera che nessuno ha firmato

Le immagini satellitari confermano ciò che Israele aveva sempre negato: oltre 23 chilometri di terrapieni e fossati stanno trasformando il…

[Medio Oriente] L’escalation si allarga; Iran, Iraq, Egitto e Arabia Saudita nella spirale del conflitto

Il conflitto in Medio Oriente si allarga e l’Iran resta al centro della nuova escalation. Nella notte tra mercoledì e…

[Palestina – Israele] Quando uno Stato binazionale sembra possibile

La notizia di un gruppo di volontari ebrei, musulmani e cristiani accorsi a ripulire e ridipingere la moschea di At-Tuwani,…