Le recenti dichiarazioni del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich e di altri esponenti del partito Religious Zionist Party rappresentano una pericolosa escalation politica, con proposte che contraddicono apertamente il diritto internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite, nonché le reiterate raccomandazioni della quasi totalità degli Stati nel mondo. L’idea di annettere il nord della Striscia di Gaza, giustificata con il pretesto della “sicurezza”, è un atto di occupazione illegale che viola chiaramente la Carta delle Nazioni Unite e il principio di integrità territoriale sancito dal diritto internazionale umanitario.
Organizzare una conferenza parlamentare per promuovere la colonizzazione ebraica sistematica della Striscia di Gaza, con piani che includono la costruzione di insediamenti, aeroporti, porti e infrastrutture industriali, testimonia una politica di espansione territoriale di natura colonialista, totalmente slegata da qualunque prospettiva di giustizia e pace. Essa ignora deliberatamente la sofferenza della popolazione palestinese, vittima di un assedio che ha già prodotto numerosi morti per fame, malnutrizione e privazioni fondamentali.
Tali posizioni non solo contravvengono alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che condannano l’espansione degli insediamenti come illegale e ostacolano ogni cambiamento unilaterale dello status territoriale, ma aggravano ulteriormente la crisi umanitaria nella regione. La retorica infantile e aggressiva che cerca di mascherare una chiara politica di occupazione con la narrazione di “pace” e “sviluppo” è scandalosa e moralmente insostenibile.
Inoltre, la delegittimazione delle critiche – sia interne che internazionali – da parte di alcuni membri del governo israeliano come la denuncia di “crimini di guerra” non implica altro che un pericoloso tentativo di sottrarsi alle responsabilità legali derivanti da azioni palesemente incompatibili con il diritto internazionale. Queste dichiarazioni minano la reputazione internazionale di Israele, compromettono la coesione sociale interna e tradiscono i valori democratici e umanitari che dovrebbero essere alla base dello Stato.
In definitiva, la proposta di annessione e colonizzazione della Striscia di Gaza costituisce una violazione flagrante del diritto internazionale e un atto di neocolonialismo che perpetua un ciclo di oppressione, sofferenza e conflitto. È imperativo che la comunità internazionale, che quasi unanimemente condanna tali pratiche, insista nel richiedere il rispetto della legalità internazionale e si adoperi con fermezza per porre fine a questa politica disumana ed illegittima.

