Nel sud del Libano tira nuovamente vento di guerra. Il campo profughi di Ein el-Helue,alle porte della città di Sidone, si è svegliato all’alba con il rombo di un velivolo e l’esplosione secca che ha squarciato le case più fragili. In pochi minuti le strade si sono riempite di urla e ambulanz. Secondo quanto riportato da L’Orient-Le Jour, quotidiano libanese della comunità maronita di orientamento progressista, almeno tredici persone sono morte nel bombardamento israeliano, un attacco che il movimento Hezbollah ha immediatamente definito “una violazione flagrante della sovranità libanese” .
L’esercito israeliano non ha rilasciato dettagli, ma la dinamica è chiara per chiunque viva nella zona: un drone, un bersaglio poco definito, e un numero di civili colpiti sproporzionato rispetto a qualsiasi obiettivo militare dichiarato. L’eco dell’esplosione non si era ancora spenta quandoun altro attacco ha colpito la cittadina di Tiro, nel quartiere Bint Jbeil. Una vettura è stata centrata da una bomba uccidendo un dipendente municipale e ferendo undici persone, tra cui alcuni studenti che stavano rientrando da scuola. Anche in questo caso le immagini raccolte dai giornalisti libanesi mostrano una zona completamente civile, lontana da qualunque evidenza visibile di attività militari .
Nel frattempo, da Tel Aviv partivano le consuete accuse a Hezbollah: secondo le forze armate israeliane il movimento sciita starebbe “ricostruendo infrastrutture militari” nel villaggio di Beit Lif, vicino alla frontiera, in prossimità di case, moschee e scuole. L’Orient-Le Jour riporta la dichiarazione israeliana, ma sul terreno gli abitanti raccontano una storia diversa: la presenza militare non è aumentata, dicono, mentre gli attacchi aerei sì, e colpiscono sempre più spesso aree miste, dove vivono intere comunità .
Secondo un analista consultato da Al Jazeera, il 47% degli obiettivi israeliani delle ultime ore si troverebbe nella fascia sud del Litani, un’area abitata da contadini, famiglie numerose, studenti che si spostano ogni giorno lungo strade prive di protezioni. Una zona che da mesi vive sospesa, osservando il cielo più che l’orizzonte, sapendo che nessun accordo di tregua sembra più avere la forza di fermare i droni che attraversano lo spazio aereo libanese in violazione degli impegni internazionali.
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Israele infrange la fragile tregua di Gaza
A Gaza, intanto, la notte ha subito nuovamente il rumore della guerra. Le sirene delle autombulanze, ormai poche e mezze distrutte, non sono riuscite a a coprire il rumore degli aerei israeliani che hanno sorvolato per tutta la notte la Striscia. Mercoledì diversi quartieri sono stati bombardati quasi contemporaneamente. Organizzazioni umanitaru palestinesi hnnoa comunicato almeno ventisette morti e settantasette feriti, una delle giornate più sanguinose dalla tregua di novembre. A Gaza le squadre di soccorso hanno estratto corpi dalle macerie per ore, mentre nella zona di Khan Younis altre tredici persone sono state uccise da un secondo raid, come riportato da Le Monde e da fonti mediche locali.
Le comunicazioni interne di Hamas parlano di “massacri deliberati” e accusano Israele di voler “spezzare il fragile equilibrio della tregua” con una serie di attacchi che presentano più caratteristiche punitive che militari. Le autorità israeliane, ancora una volta, hanno parlato di “risposta a violazioni”, ma non hanno fornito prove che giustifichino il bombardamento simultaneo di quartieri densamente popolati .
Gaza nelle ultime 48 ore è stata colpita come se la tregua fosse solo un’ombra, un armistizio senza valore. Le famiglie che avevano iniziato a riparare finestre, o a recuperare qualche mobile dalle rovine, sono tornate nei rifugi, mentre gli ospedali – già privi di carburante e forniture – hanno rilanciato l’allarme: “non abbiamo più spazio per i feriti”.
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