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04 November 2026

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[Israele] Una mezza anguria sulle scarpe fa tremare l’opinione pubblica israrliana

Ci voleva poco. Pochissimo. Un simbolo dipinto sulle scarpe, una mezza anguria, i colori della bandiera palestinesem e la scritta “Free Palestine” sulla suola. Nessun discorso, nessuno striscione, nessuna interruzione del gioco. Solo alcune giocatrici della nazionale spagnola di pallamano che, durante una partita valevole per le qualificazioni agli Europei contro Israele, hanno scelto di non nascondere da che parte stanno rispetto a ciò che l’ONU e mezza comunità internazionale definisce ormai apertamente un genocidio. La risposta israeliana? Indignazione totale, minaccia di non stringere la mano alle avversarie, denuncia formale alla federazione. Il tutto riportato con toni da scandalo diplomatico dal sito Mako, uno dei principali media israeliani.

Il presidente della federazione israeliana di pallamano, Idan Mizrahi, seduto accanto al collega spagnolo sulle tribune, ha dichiarato di non poter «passare sopra in silenzio» e di aver «chiesto all’osservatore di presentare un reclamo ufficiale». Ha aggiunto che il gesto «fa male», e che lui ha «rapporti eccellenti» con il presidente della federazione spagnola. Quest’ultimo, evidentemente colto di sorpresa, avrebbe promesso di «occuparsene». La nota comica della vicenda: l’indignazione è particolarmente intensa perché, sottolinea Mako, queste stesse nazionali hanno avuto «una collaborazione straordinaria» nelle partite giocate in Argentina. Insomma, si possono incontrare, giocare, sorridere — purché nessuno osi ricordare cosa sta succedendo a Gaza.

Il governo di Pedro Sánchez è tra i più espliciti in Europa nel condannare le operazioni militari israeliane, e pochi giorni prima della partita Israele aveva ufficialmente annunciato un «deterioramento significativo» delle relazioni diplomatiche con Madrid, ritirando i propri rappresentanti dal centro di coordinamento civile-militare di Kiryat Gat. Nel comunicato del ministero degli Esteri israeliano si parla di «ossessione anti-israeliana del governo Sánchez». Un’escalation politica reale, su cui si è innestato ora il caso sportivo. Vale però la pena ricordarlo: le giocatrici spagnole non hanno pronunciato una parola. Hanno scritto qualcosa sulle scarpe.

Ciò che colpisce, nella copertura mediatica israeliana, è la totale assenza di qualsiasi capacità di auto-riflessione. Mentre i bombardamenti israeliani nel Libano del Sud uccidono soccorritori della Croce Rossa, mentre carri armati Merkava speronano veicoli ONU e telecamere dell’Unifil vengono distrutte, un gesto silenzioso di solidarietà sportiva diventa «vergognoso» — questo il titolo scelto da Mako, che apre il pezzo con la parola “מביש”, appunto: vergognoso. La vergogna, evidentemente, è tutta nella mezza anguria. Non altrove.

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