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13 April 2026

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[Libano] Israele uccide tre giornalisti, il paese dei cedri si ricompatta conto l’assassinio

Il 28 marzo 2026 un drone israeliano ha colpito deliberatamente un’automobile sulla strada di Jezzine, nel Libano meridionale, uccidendo tre giornalisti. Le vittime sono Ali Choeib, reporter di guerra della catena al-Manar, e i fratelli Fatima e Mohammad Ftouni, che lavoravano per al-Mayadeen. Secondo il portavoce arabo dell’esercito israeliano Avichay Adraee, che si è pubblicamente congratulato dell’uccisione, Ali Choeib sarebbe stato membro della forza al-Radwan del Hezbollah — un’accusa categoricamente respinta dai suoi colleghi, che lo descrivono come un giornalista di guerra con oltre 35 anni di esperienza, già sopravvissuto a tentativi di assassinio nel 2006 e nel 2024 ad Hasbaya.

Le vittime, chi erano
Ali Choeib era una figura storica del giornalismo di guerra libanese, con più di tre decenni di copertura dei conflitti nella regione, aveva documentato ogni guerra che aveva scosso il Libano del Sud, diventando un punto di riferimento per molti colleghi. I fratelli Fatima e Mohammad Ftouni lavoravano invece per al-Mayadeen, catena pan-araba seguita in tutto il Medio Oriente. Fatima era nota per la sua passione del terreno: «Ha sempre voluto essere sul campo», ha ricordato la collega Fatima Choucair durante una manifestazione a Beirut. Mohammad era il suo cameraman, e i due lavoravano spesso in coppia nelle zone di conflitto. L’esercito israeliano ha ucciso più di una decina di giornalisti in Libano dall’ottobre 2023, tra cui Issam Abdallah, fotografo di Reuters colpito da fuoco d’artiglieria ad Aalma el-Chaab nel 2023, e la giornalista AFP Christina Assi, gravemente ferita nella stessa circostanza.

La risposta istituzionale e giudiziaria
Di fronte all’indignazione internazionale, il governo libanese ha reagito con fermezza. Il ministro dell’informazione Paul Morcos ha annunciato il deposito di una denuncia formale davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dichiarando che il Libano «rifiuta la banalizzazione del targeting dei giornalisti» e che verranno intraprese «ulteriori misure concrete» a tutela della libertà di stampa. A Beirut, il sindacato della stampa ha organizzato sit-in sulla Piazza dei Martiri, con una cinquantina di persone riunite in un’atmosfera pesante e carica di emozione. Anche il Hezbollah ha condannato l’attacco, chiedendo alle autorità libanesi di documentare l’accaduto e di portare Israele davanti alle istanze internazionali per crimini contro l’umanità.

Un lutto che unisce le fratture confessionali
In un paese storicamente diviso tra comunità sciite, sunnite, cristiane e druse, l’assassinio dei tre giornalisti ha prodotto un raro momento di unità nazionale. La condanna è arrivata trasversalmente: dal governo guidato da figure cristiane e da Hezbollah sciita, dal movimento Amal alle associazioni della società civile. Le manifestazioni a Beirut hanno visto la partecipazione di persone di ogni appartenenza politica e confessionale, unite nel denunciare quello che la collega Fatima Choucair ha definito «uno schema sistematico» di eliminazione di testimoni scomodi. Questo dolore condiviso ricuce, almeno momentaneamente, le profonde lacerazioni che attraversano il tessuto sociale libanese, ricordando al paese che la libertà di stampa e la dignità dei lavoratori dell’informazione rappresentano un bene comune che trascende ogni divisione settaria.

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