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Gerusalemme
10 December 2025

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[Libia] L’Europa rinnova per un altro biennio le torture ai migranti

Il vento europeo della tortura in subappalto soffierà ancora per le strade di Tripoli, dove la missione europea EUBAM si prepara a restare ancora per due anni. Il Consiglio Europeo ha appena confermato il mandato fino al 30 giugno 2027, con un fondo di oltre 50 milioni di euro destinati a sostenere le autorità libiche nella gestione delle frontiere, nella lotta al traffico di esseri umani e nel contrasto al terrorismo. L’obiettivo è chiaro: portare stabilità in un Paese che da anni arranca tra divisioni politiche e conflitti armati. La missione offre consulenze, formazione e progetti mirati, con la speranza di costruire istituzioni più solide, capaci di rispettare i diritti umani e garantire una gestione più equa delle questioni di genere.

Ma dietro questa luce di speranza si nascondono ombre profonde. La Libia è da tempo crocevia di migliaia di migranti e rifugiati che cercano di attraversare il Mediterraneo in cerca di una vita migliore. I centri di detenzione sparsi per il Paese, spesso gestiti da milizie e autorità locali, sono diventati luoghi di sofferenza e abusi. Le organizzazioni per i diritti umani raccontano storie di arresti arbitrari, torture, violenze sessuali e lavoro forzato, soprattutto ai danni di donne e bambini. Le condizioni di vita sono disumane: mancano cibo, acqua e cure mediche, mentre la paura e la violenza sono compagne quotidiane.

Le testimonianze dei sopravvissuti descrivono un inferno fatto di detenzioni infinite, estorsioni e traffico di esseri umani. Molti vengono intercettati in mare dalla guardia costiera libica – spesso con il sostegno europeo – e riportati indietro, dove la loro sorte peggiora ancora. Le donne sono particolarmente vulnerabili, esposte a violenze e sfruttamento senza alcuna possibilità di fuga o giustizia. I bambini, privati di ogni diritto, crescono nell’incertezza e nella paura.

Le Nazioni Unite e le ONG internazionali denunciano da anni queste violazioni, sottolineando che nei centri di detenzione libici si commettono crimini contro l’umanità: torture, sparizioni forzate, stupri e riduzione in schiavitù. Le vittime, spesso vendute tra trafficanti e miliziani, vivono nell’impunità più totale, senza alcuna via d’uscita.

Molti chiedono all’Europa di fermare la cooperazione con la Libia sulla gestione delle frontiere fino a quando non saranno garantiti diritti e protezione ai migranti. Il rinnovo di EUBAM è un segnale di impegno, ma non basta. La speranza di una Libia stabile e giusta resta legata alla capacità di mettere al centro i diritti umani, la giustizia e la dignità di chi cerca solo una possibilità di vivere in pace. Finché queste persone continueranno a soffrire tra le mura dei centri di detenzione, la strada verso la vera stabilizzazione sarà ancora lunga e piena di ostacoli.

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