La tensione in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza continua a crescere nonostante il cessate il fuoco dichiarato lo scorso ottobre. Nelle ultime ore, un elicottero militare israeliano è stato visto aprire il fuoco su campi agricoli nei pressi di Qabatiya, a sud di Jenin, nella Cisgiordania occupata. L’episodio segna una nuova escalation in un’area già sottoposta a continue incursioni militari, perquisizioni e interrogatori sul campo.
Qabatiya, cittadina di circa 29 mila abitanti, era stata teatro di un raid tre giorni fa, durante il quale le forze israeliane hanno preso il controllo di almeno dieci abitazioni, trasformandole in postazioni militari. Ieri pomeriggio i soldati hanno imposto un coprifuoco, limitando movimenti e comunicazioni dei residenti e procedendo con arresti mirati e interrogatori sul terreno. In tutta la Cisgiordania, altre tredici persone sono state arrestate nel corso di operazioni notturne.
Negli ultimi due anni, le incursioni israeliane nei centri palestinesi sono quasi quadruplicate. Da una media di dodici raid al giorno si è passati a quarantasei nel solo mese scorso, un ritmo di violenza costante che riflette il deteriorarsi della situazione dopo l’inizio del genocidio a Gaza. Osservatori indipendenti e associazioni per i diritti umani denunciano che la linea di separazione tra Gaza e Cisgiordania sta progressivamente svanendo, con entrambe le aree sottoposte a un controllo militare e amministrativo sempre più stretto.
Intanto, il cosiddetto cessate il fuoco nella Striscia di Gaza appare ormai svuotato di significato. Secondo l’Ufficio Media del Governo di Gaza, Israele ha violato l’accordo di cessate il fuoco almeno 591 volte dal 10 ottobre. In questo arco di tempo, le forze israeliane avrebbero sparato 164 volte contro civili, effettuato 25 incursioni oltre la cosiddetta “linea gialla”, bombardato e colpito con l’artiglieria 280 obiettivi, e distrutto o danneggiato abitazioni e proprietà civili in 118 occasioni.
L’organismo palestinese segnala inoltre la detenzione di 35 civili provenienti da Gaza nel corso dell’ultimo mese, in un contesto in cui le operazioni di rastrellamento si accompagnano al blocco quasi totale degli aiuti umanitari. La distruzione di infrastrutture e la limitazione all’accesso di beni essenziali come carburante, acqua e medicinali aggravano ulteriormente la crisi umanitaria della popolazione.
Secondo il Ministero della Sanità e il Governo Media Office di Gaza, nei primi cinquanta giorni successivi all’annuncio del cessate il fuoco, le forze israeliane hanno ucciso 357 palestinesi. Numeri che mettono in discussione la stessa definizione di tregua e sollevano interrogativi sulla reale volontà politica di fermare un conflitto che si estende ormai su più fronti.

