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20 January 2026

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[Palestina] Una nuova calamità per Gaza: Luigi Di Maio rappresenterà l’Onu nella Striscia

Luigi Di Maio all’Onu: il diplomatico di convenienza che avalla il piano Trump per Gaza
La nomina di Luigi Di Maio come coordinatore speciale Onu per il processo di pace in Medio Oriente rappresenta uno dei paradossi più emblematici della politica italiana contemporanea: la trasformazione di un politico controverso, privo di qualsiasi background diplomatico reale, in un volto ufficiale della diplomazia italiana nel momento più delicato delle relazioni internazionali. Non è una coincidenza che proprio Di Maio, figura già compromessa da scelte politiche questionabili, si ritrovi ora nella posizione di potenzialmente avallare il piano Trump per Gaza davanti alla comunità internazionale.

Di Maio rappresenta il prototipo del “diplomatico improvvisato”—un politico che ha cambiato casacca e approccio più volte, sempre mantenendo intatto il suo istinto di sopravvivenza opportunista. Dal Movimento 5 Stelle al governo Conte, dalla carica di ministro degli Esteri alla fuga verso un centrismo riformista non meglio delineato è transitato attraverso innumerevoli posizioni senza mai costruire una vera visione politica e diplomatica, una reale competenza internazionale, o peggio ancora, una coerenza etica minimale. La sua traiettoria politica è segnata da compromessi continui: l’abbraccio agli alleati di destra, il silenzio su violazioni dei diritti umani quando conveniente, la capacità camaleontica di adattarsi ai venti politici dominanti senza mai opporre una resistenza morale significativa.

Ora, nel contesto del conflitto israelo-palestinese—una questione che mette alla prova i valori fondamentali di qualsiasi diplomatico serio—Di Maio è chiamato a rappresentare l’Onu a Gaza proprio quando il piano Trump per la Striscia minaccia di legittimare ulteriormente il genocidio, la pulizia etnica e l’espansionismo israeliano e l’annessione de facto della Cisgiordania. È qui che la sua natura di “diplomatico di convenienza” emerge nella sua forma più problematica. Un rappresentante con vera indipendenza intellettuale, con un bagaglio etico solido e una reale competenza diplomatica, avrebbe il coraggio di opporsi pubblicamente a un piano che viola chiaramente il diritto internazionale e i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite.

Ma Di Maio? La sua storia suggerisce che farà esattamente quello che gli viene richiesto dal governo italiano, che a sua volta segue le pressioni americane e le strategie della Nato. Non è un diplomatico che rappresenta una visione alternativa della pace e della giustizia; è un funzionario privo di spina dorsale politica, un tecnico della comunicazione travestito da statista. La sua capacità di adattamento alle circostanze, che potrebbe sembrare una virtù diplomatica, è in realtà una profonda assenza di principi.

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