Al vertice di emergenza convocato a Doha da Lega Araba e Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), quasi 60 Stati hanno condannato l’attacco israeliano contro la capitale del Qatar, definendolo un’escalation senza precedenti.
Posizioni dei singoli attori
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Qatar: L’emiro Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani ha denunciato l’“attacco vile” contro la sua capitale, volto a colpire famiglie di leader di Hamas impegnati nei negoziati. Ha accusato Israele di voler sabotare il cessate il fuoco e ha affermato che Netanyahu sogna un’egemonia israeliana nella regione, definendola “un’illusione pericolosa”.
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Turchia: Erdogan ha parlato di “mentalità terrorista e sanguinaria” nei leader israeliani, accusandoli di voler prolungare i massacri e destabilizzare la regione. Ha chiesto di applicare pressioni economiche su Israele e ha rifiutato l’idea di deportazioni, genocidio o divisione della Palestina.
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Egitto: Al-Sisi ha definito l’attacco a Doha “una grave violazione del diritto internazionale”, avvertendo che Israele sta minando gli accordi di pace esistenti. Ha detto che sicurezza e sovranità non possono essere ottenute con la forza ma solo col rispetto delle leggi e degli altri Stati.
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Iran: Il presidente Pezeshkian ha chiesto unità tra Paesi musulmani e oltre, basata anche su valori universali oltre che religiosi. Ha proposto di interrompere i rapporti con Israele e non restare in silenzio di fronte ai crimini commessi a Gaza, Beirut e Yemen.
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Iraq: Il premier al-Sudani ha detto che la sicurezza di ogni Paese arabo-islamico è legata a quella collettiva. Ha proposto un comitato arabo-islamico congiunto per rivolgersi all’ONU, UE e altre sedi internazionali, e ha chiesto una road map per il cessate il fuoco.
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Giordania: Re Abdullah II ha definito il raid su Doha “prova vivente della minaccia illimitata di Israele”. Ha chiesto risposte ferme e deterrenti, denunciato l’espansione coloniale in Cisgiordania e sollecitato misure concrete per fermare la guerra e le deportazioni.
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Palestina: Mahmoud Abbas ha chiesto alla comunità internazionale di assumersi le sue responsabilità, definendo Israele “governo di estrema destra” incompatibile con la pace. Ha sollecitato posizioni ferme da parte di arabi, musulmani, USA e Consiglio di Sicurezza ONU.
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Malesia: Anwar Ibrahim ha criticato la retorica senza azione, dicendo che “condanne non fermano i missili”. Ha chiesto misure punitive, la chiusura delle relazioni diplomatiche con Israele e azioni dure, non solo dichiarazioni.
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Indonesia: Il vicepresidente Raka ha affermato che la questione palestinese riguarda la sopravvivenza e la dignità di tutte le nazioni. Ha chiesto al Consiglio di Sicurezza ONU di reagire con urgenza e fermezza contro Israele.
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Pakistan: Sharif ha ribadito la solidarietà totale con il Qatar, denunciando l’attacco con forza e riaffermando l’impegno alla pace regionale e alla soluzione dei due Stati.
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Golfo (GCC): Il segretario generale Albudaiwi ha chiesto agli USA di usare la loro influenza per fermare Israele e ha sottolineato il prestigio del Qatar riflesso nella solidarietà del vertice.
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OIC: Il segretario Taha ha definito l’incontro “occasione per una posizione unitaria e ferma”. Ha chiesto decisioni concrete contro Israele e responsabilizzazione internazionale, ribadendo il sostegno alla soluzione dei due Stati.
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Lega Araba: Il segretario Aboul Gheit ha dichiarato “basta silenzio di fronte a questo Stato canaglia”. Ha detto che il silenzio di fronte ai crimini di Israele equivarrebbe a un crimine, denunciando la distruzione diffusa e l’instabilità prodotte dalle sue azioni.

