Il numero delle persone scomparse in Siria durante i decenni di potere della famiglia Assad e i quattordici anni di guerra civile potrebbe superare le 300.000 unità. Lo ha dichiarato Mohammed Reda Jalkhi, presidente della Commissione per le persone scomparse, istituita lo scorso maggio dalle nuove autorità siriane, con il compito di fare luce sui crimini e sugli abusi del passato.
Secondo Jalkhi, le stime variano tra 120.000 e 300.000 scomparsi, ma il numero reale potrebbe essere ancora più alto. Il mandato della commissione copre l’intero arco temporale a partire dal 1970, anno dell’ascesa al potere di Hafez al-Assad, fino ai giorni nostri, senza limiti di tempo per la conclusione delle indagini.
La questione delle persone detenute arbitrariamente o fatte sparire in Siria è una delle più dolorose e irrisolte del conflitto. Solo dallo scoppio della guerra civile nel 2011, dopo la sanguinosa repressione delle proteste pacifiche da parte dell’ex presidente Bashar al-Assad, decine di migliaia di persone hanno perso le tracce. A questi si aggiungono gli abusi e le esecuzioni sommarie commesse da altri attori del conflitto, come il gruppo jihadista Stato Islamico, responsabile di atrocità diffuse nei territori che controllava tra Siria e Iraq.
“Abbiamo una mappa con oltre 63 fosse comuni documentate nel paese”, ha dichiarato Jalkhi, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli su localizzazione e responsabili. Parallelamente, la Commissione sta lavorando alla creazione di una banca dati nazionale dei dispersi, per raccogliere prove, testimonianze e informazioni utili all’identificazione delle vittime.
Le nuove istituzioni siriane hanno promesso giustizia per le vittime delle violenze e delle sparizioni perpetrate sotto i decenni di dominio della famiglia Assad, i cui regimi furono noti per la repressione capillare e il sistema carcerario brutale, con prigioni temute come quella di Saydnaya, divenuta simbolo delle torture e delle sparizioni forzate.
La ricostruzione della memoria e la ricerca dei dispersi vengono considerate passaggi fondamentali del percorso di giustizia transizionale e di riconciliazione civile in Siria. Tuttavia, lo stesso presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa ha avvertito che determinare la sorte delle centinaia di migliaia di scomparsi sarà un compito enorme e potrebbe richiedere anni di lavoro.
“Il dossier dei dispersi è uno dei più complicati e dolorosi della Siria”, ha concluso Jalkhi, sottolineando come affrontarlo sia essenziale per costruire una pace duratura dopo decenni di dittatura e guerra.

