Le autorità curde in Siria hanno ribadito la richiesta di mantenere una certa autonomia amministrativa, proprio mentre il governo centrale di Damasco ha recentemente escluso ogni possibilità di decentralizzazione. Nonostante a marzo sia stato raggiunto un accordo tra i leader curdi e il governo siriano per integrare le istituzioni curde nello Stato, l’applicazione concreta dell’intesa è ancora bloccata da profonde divergenze.
Un nuovo incontro tra i rappresentanti curdi e siriani, con la mediazione di un emissario americano, non ha portato a svolte: Damasco continua a opporsi a qualsiasi forma di federalismo o divisione, chiedendo invece che i combattenti curdi si uniscano all’esercito nazionale.
Nel frattempo, l’amministrazione curda ha diffuso un comunicato in cui rilancia la proposta di un sistema politico pluralista, basato su giustizia sociale, parità di genere e una Costituzione che tuteli tutte le componenti della società siriana. Secondo i curdi, il sistema centralizzato vigente ha causato solo crisi e repressione, e serve ora un modello che garantisca pari diritti a tutti i cittadini.
I curdi, che controllano ampie zone ricche di risorse nel nord della Siria, sono stati alleati chiave degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico. Tuttavia, secondo il rappresentante americano Tom Barrack, il loro futuro politico dipende ormai dalla capacità di trovare un accordo con Damasco, riconoscendo che l’integrazione nello Stato siriano è l’unica strada realistica.

