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Gerusalemme
11 July 2026

[Italia] Macerie davanti al rettorato: la Federico II tra accordi NATO e complicità nel genocidio

Venerdì 15 maggio, in occasione del 78° anniversario della Nakba, studenti del collettivo Ecologia Politica Napoli hanno depositato delle macerie...

[Regno Unito] Il boia e il socio, come Londra finanzia con il commercio la pena di morte contro i palestinesi

Undici tra le principali organizzazioni umanitarie e per i diritti umani del Regno Unito,  tra cui Human Rights Watch, Oxfam,...

[Israele] Una mezza anguria sulle scarpe fa tremare l’opinione pubblica israrliana

Ci voleva poco. Pochissimo. Un simbolo dipinto sulle scarpe, una mezza anguria, i colori della bandiera palestinesem e la scritta...

[Libano] L’inviato di Trump non riesce a disarmare Hezbollah

La recente risposta del Libano alla proposta americana sul disarmo di Hezbollah e delle fazioni armate nei campi palestinesi non ha soddisfatto l’amministrazione Trump, che la considera solo un punto di partenza per negoziati che non potranno protrarsi all’infinito. Sebbene Tom Barrack abbia mantenuto toni positivi, fonti americane sottolineano che Washington si attende progressi rapidi e concreti, evitando pressioni pubbliche per non alimentare tensioni interne in Libano. Gli Stati Uniti restano molto più attenti ai fatti che alle dichiarazioni: pur riconoscendo gli sforzi dell’esercito libanese, chiedono risultati tangibili, soprattutto sul fronte del disarmo di Hezbollah e degli altri gruppi armati.

La risposta libanese viene giudicata incompleta perché si concentra solo sul sud del Litani, senza un calendario preciso, ignorando la questione del nord del paese, della frontiera siriana e delle armi palestinesi. Hezbollah, dal canto suo, preferisce negoziare con lo Stato libanese e non con Washington, ritenendo sufficiente l’accordo che ha portato al cessate il fuoco nel novembre 2024.

Un altro nodo riguarda il meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco: mentre il Libano chiede la fine delle violazioni israeliane, Stati Uniti e Israele dubitano dell’efficacia della Finul e chiedono maggiore incisività nel controllo dei movimenti di Hezbollah. Washington collega inoltre il disarmo alle riforme economiche e giudiziarie, considerate indispensabili anche dai paesi del Golfo per qualsiasi aiuto finanziario.

Il Segretario Generale Aggiunto di Hezbollah, Sheikh Naim Qassem, ha risposto direttamente alle richieste di disarmo, affermando che “invece di chiedere il disarmo della resistenza, si dovrebbe pretendere il ritiro delle forze di occupazione da tutto il territorio libanese”. Qassem ha sottolineato che la difesa del paese non richiede permessi e che si potrà discutere di disarmo solo quando esisterà una vera alternativa per la difesa nazionale. Ha ribadito che Hezbollah non si piegherà mai e che “lontano da noi è l’umiliazione”

[Libano] Netanyahu tergiversa sulla tregua incentivando una nuova guerra civile

Secondo quanto riportato dall’emittente pubblica israeliana, citando fonti informate, Tel Aviv avrebbe deciso di posticipare il ritiro da due aree…

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