Note a margine dell’intervista all’artista libanese al quotidiano libanese L’Orient Le Jour in occasione del lancio di “Gaza in my phone”
Il 9 luglio 2025, al Beirut Art Center, Mazen Kerbaj ha presentato il suo nuovo libro “Gaza in my phone”, raccolta di disegni realizzati e pubblicati sui social tra ottobre 2023 e gennaio 2025, in risposta alla tragedia di Gaza. L’intervista rilasciata da Kerbaj offre uno spaccato profondo non solo sull’opera, ma anche sul ruolo dell’arte in tempi di crisi e sulla condizione dell’artista arabo in Europa oggi.
Dall’esperienza personale alla dimenzione collettiva
Kerbaj racconta come il suo approccio al disegno sia nato durante la guerra in Libano del 2006: un modo per sopravvivere emotivamente e, al tempo stesso, condividere con il mondo il vissuto quotidiano sotto le bombe. La condivisione online, allora tramite blog, si è trasformata in uno strumento di connessione e testimonianza, capace di raggiungere centinaia di migliaia di persone. Il disegno, dice Kerbaj, “tocca in modo diverso rispetto al giornalismo tradizionale: non spiega gli eventi, ma racconta la quotidianità della gente comune in tempo di guerra”.
Con la crisi di Gaza, l’urgenza di disegnare è tornata, ma con una consapevolezza diversa: “Quello che abbiamo vissuto prima sembrava un gioco da ragazzi. Bisognava reagire subito, per sopportare la follia e per far vedere agli altri cosa stava succedendo”. In un’epoca in cui i social filtrano le notizie, il suo lavoro diventa anche un tentativo di rompere la bolla informativa e raggiungere chi non vede le immagini della sofferenza quotidiana.
Il disegno e l’orrore
Kerbaj sceglie la forma del cartoon per raccontare l’orrore. “Quando si vede un video di bambini mutilati, la reazione naturale è distogliere lo sguardo. Il disegno, invece, attira il cervello, e solo dopo si scopre l’orrore di ciò che si racconta.” Il disegno agisce come una forma di sublimazione: trasporta l’orrore su un altro piano, senza però attenuarne la forza emotiva. L’arte, per l’autore, ha il potere di rendere sopportabile l’insopportabile, di trasformare il dolore in memoria collettiva.
Il libro, raccogliendo cronologicamente i disegni pubblicati online, restituisce una narrazione compatta e potente della tragedia, permettendo di ripercorrere in un’ora il condensato di mesi di violenza e sofferenza.
In Europa la repressione dell’identità
Kerbaj vive a Berlino da dieci anni, ma dopo il 7 ottobre 2023 la città, un tempo simbolo di apertura, si è trasformata: “Berlino era la città più bella del mondo, ora è la peggiore. Il clima è diventato distopico, la repressione delle manifestazioni è violenta, anche verso ebrei antisionisti”. L’artista denuncia la crescente islamofobia, la criminalizzazione dei simboli palestinesi e il clima di sospetto verso gli arabi, che ricorda sinistramente gli anni ’30.
Anche in Francia, il libro ha suscitato polemiche: il Crif ha chiesto il ritiro dell’opera, accusando Kerbaj di antisemitismo per alcune espressioni, ma la polemica ha avuto l’effetto opposto, facendo aumentare le vendite e costringendo a una ristampa.
Kerbaj è noto per il suo umorismo tagliente, tipico della cultura libanese che spesso preferisce ridere del dolore. Ma questa volta, confessa, “hanno davvero fatto sì che perdessi il senso dell’umorismo. Forse c’è ancora del sarcasmo qua e là, ma non sono più le battute di prima: l’orrore è troppo grande, e io non sono sotto le bombe. Non posso ridere della sofferenza degli altri”
Creazione e/è Resistenza
Musicista e improvvisatore, Kerbaj vive la creazione artistica come un dovere sacro, ma anche come una fonte di tormento: “Quando non riesco a disegnare, mi deprimo. Ma quando faccio un disegno di cui sono soddisfatto, mi sento in colpa per aver provato soddisfazione mentre altri soffrono”. L’arte diventa così un modo per non cedere alla disperazione, per continuare a testimoniare e a gridare il proprio dissenso: “Quando non si può cambiare il presente, bisogna informare il futuro”.
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