Una situazione complessa coinvolge sia la logistica dell’assistenza umanitaria che il dibattito politico interno israeliano. Un’inchiesta di Haaretz ha rivelato che una compagnia americana, la Arkel International LLC, sta impiegando autisti provenienti soprattutto da Georgia e Serbia, paesi senza accordi bilaterali sul lavoro con Israele, per trasportare aiuti umanitari oltre il valico di Kerem Shalom verso punti di distribuzione all’interno di Gaza. Questi lavoratori, attratti dalla prospettiva di salari migliori rispetto ai loro paesi d’origine, vivono temporaneamente in un kibbutz nel sud di Israele e compiono uno o due viaggi al giorno dentro il territorio palestinese, spesso sotto scorta di veicoli blindati.
Sul fronte politico, il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha annunciato la sua partecipazione a un dibattito al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla situazione degli ostaggi israeliani. Sa’ar ha criticato le principali testate internazionali per non aver dato visibilità alle immagini degli ostaggi e ha bollato come “una vera ricompensa al terrorismo” il riconoscimento dello Stato palestinese da parte di vari paesi occidentali, accusando queste scelte di allungare la guerra e rafforzare Hamas.
Nel frattempo, le tensioni sono alte tra le famiglie degli ostaggi e i politici israeliani. La deputata Tali Gottlieb, del Likud, si è rivolta ai familiari degli ostaggi chiedendo pubblicamente loro di “stare zitti”, temendo che le loro proteste possano dissuadere Hamas dal liberare i prigionieri. Le sue parole hanno suscitato dure reazioni. Altre polemiche sono scoppiate dopo che l’estremista Simcha Rothman ha definito “un errore” la visione dei video degli ostaggi: i familiari hanno risposto accusandolo di vivere “in un mondo parallelo” e di ignorare la responsabilità collettiva riguardo ai prigionieri in mano a Gaza.
Infine, sul tema dei rapporti civili-militari, l’ex presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa della Knesset, Yuli Edelstein (Likud), ha pubblicato oggi la bozza di una nuova legge di esenzione dal servizio: rispetto alla versione precedente, l’ex leader ha spostato l’attenzione sull’arruolamento degli ultraortodossi nelle forze armate, eliminando la proposta di integrarli nei servizi civili o nazionali. In poche ore, questa catena di eventi mostra quanto sia tesa e sfaccettata la situazione in Israele tra emergenza umanitaria, guerra d’opinione e mutamenti politici.